Ancelotti o Guardiola? Un dilemma insolubile?

Di 29 dicembre, 2016 HandS

Vincere in Europa e nel Mondo non è solo questione di schemi, tecnica, tattica, numero di fuoriclasse, calci da fermo, dieta e bagni di ghiaccio.

“Pep parlava solo della partita, della posizione da tenere in campo, 2 metri più avanti, 3 metri più a sinistra; non è che non parlasse con noi giocatori, ma non ha creato una relazione. Ancelotti è diverso, si sente che gli importa di noi come persone, non solo come giocatore”.

Letta a fine agosto 2016 sulla Gazzetta, uno dei giocatori del Bayern intervistato sulle differenze tra Guardiola e Ancelotti.

Da centrocampista (molto dilettante) ammiro sia Guardiola che Ancelotti. Sanno entrambi di calcio, e molto. Questa intervista mi ha colpito perché da qualche anno sto ragionando, in ambito professionale, sul dualismo hard/soft. Lo sto facendo con Stefano e Davide. Il primo è un “luminare” della parte soft, il secondo è un hardista come me, nel campo dell’innovazione.

Mi sono sempre occupato nelle organizzazioni dell’equivalente degli schemi, tattica,…: processi, procedure, metodi, misure. Della cosiddetta parte hard dell’organizzazione. Lo “schema di gioco” a cui sono legato coincide quasi totalmente con la TOC – Theory of Constraints.

Sono stato Guardiola (e ancora oggi il lato hard prevale) e sto studiando da Ancelotti. Perché? Perché nel corso delle mia vita ho sperimentato molte volte quanto la componente soft (giusto per contestualizzare, il lato umano, comunicazione, relazione) sia più importante, al fine del raggiungimento dell’obiettivo che ci si è posti, della componente hard. Se non la sai padroneggiare, sarai anche un mago degli schemi ma la partita se va bene non la vinci la pareggi.

Nella pratica non è così semplice. Non è sufficiente affiancare le due componenti. Certo che se Guardiola facesse questo corso forse un passo avanti lo farebbe, ma per risolvere il problema serve anche altro.

Occorre una compenetrazione delle due componenti, la capacità di riconoscere quando deve prevalere una e quando l’altra, la capacità di guardare la situazione con entrambi gli sguardi e l’umiltà di capire che a volte il tuo talento, per quanto grande, non serve e bisogna invece passare la palla a chi padroneggia meglio di te l’altra componente. Abbiamo chiamato questo approccio: HandS

Da interista purosangue riconosco che Ancelotti in ambito calcistico è un eccellente interprete di HandS.

Claudio Vettor

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