«Chi me lo fa fare?». Il commitment del partecipante.

Di 5 maggio, 2014 evolve

Recita un proverbio arabo: “Puoi portare un cammello alla fonte ma non costringerlo a bere”.
Ho visto partecipanti rammaricati di non essere trattati almeno da cammelli…

Chi me lo fa fare? è l’unica fondamentale domanda da porsi quando ci si approccia alla formazione.
Dopo la risposta politicamente corretta, me lo chiede l’azienda” (tanto per non essere sospettati di alto tradimento), c’è da fare i conti con la propria voglia di apprendere.
Lo so, qualcuno starà pensando: “sì, ma paga Pantalone!”.
Tranquillo! Ci ritorno in fondo a questo post ma non ti preoccupare, “chi me lo fa fare” serve anche a Pantalone…

cos’è la committenza

La committenza la vedi: è nei comportamenti di chi si confronta coi i propri limiti, è nei gesti di chi cerca la soluzione al proprio problema, è nell’energia che muove l’animo, è nella serietà di chi prende in carico il proprio percorso di crescita, è nella voglia di essere protagonista della propria esperienza di apprendimento.
La committenza è generata dalla motivazione personale: non c’è apprendimento se non è la Persona a volerlo.

Se non si considera la centralità della Persona diventa inutile investire in formazione, perché qualsiasi sforzo sarà vanificato dalla mancanza di senso.

cosa succede alcune (troppe) volte

Le organizzazioni usano i loro sistemi valutativi per rilevare il bisogno, costruiscono così la loro committenza: alcune cose devono andare meglio rispetto a ieri, siccome sono le Persone a doverle far andare meglio, “invitano” le Persone ad imparare “come si fa”.

L’obiettivo è legittimo e ragionevole, ed è noto alle Persone (è stato evidenziato in sede di valutazione). Cos’altro bisogna aggiungere?
Non ci resta che trovare un formatore, magari esperto dell’oggetto del miglioramento, che indichi la strada ai partecipanti.

Le organizzazioni si accontentano della propria committenza e si illudono che possa bastare.
Bastasse diagnosticare i bisogni per ottenere l’ingaggio delle Persone che andranno in aula…

come si produce committenza nelle persone

non basta avere un passato, occorre imparare dal passato

Se tutte le Persone che sanno di essere in sovrappeso fossero automaticamente committenti verso una dieta non esisterebbero le Persone sovrappeso.
Segno che non è sufficiente sapere di avere una necessità per farsene carico.

Gli Esseri Umani sono predisposti a fare la fatica dell’apprendimento solo se riconoscono nelle esperienze vissute le tracce del loro bisogno.
Solo se collegano un fatto, un accadimento, al “dolore” provato e solo se si dicono: “non voglio più sentire quel dolore!”

Non basta che qualcuno glielo dica, non è sufficiente nemmeno se chi glielo dice è autorevole e affidabile…
Magari fanno sì-sì con la testa per evitare le rogne (l’importante è mostrarsi adattivi e non creare problemi…).
Ma se stiamo parlando di committenza, beh questa è un’altra faccenda…

non basta aspettare il futuro, occorre investire sul futuro

Le Persone sviluppano committenza se sono convinte che i loro sforzi formativi serviranno ad ottenere dei risultati concreti, spendibili nella loro vita reale.
Non le ricette, non le illusioni, non le promesse seduttive ma programmi credibili e tangibili.

non basta attendere di incontrare cose sensate, occorre ricercare il senso nelle cose

Le esperienze formative significative sono anche quelle che si comprendono durante, toccando con mano.
Alcune sono così significative e profonde che si comprendono a fondo solo dopo, talvolta dopo tanto tempo…

Ma la ricerca di senso deve cominciare prima… dando alle persone il tempo e lo spazio per individuare e comprendere il proprio bisogno e riflettere su di sé.

la committenza produce una formazione migliore

Non c’è qualità formativa al mondo che possa fare a meno di una committenza forte…

È il partecipante a orientare il lavoro del progettista della formazione.
È il partecipante a influenzare il lavoro del formatore in aula (o in qualunque altro setting).
È il commitment del partecipante a rendere il setting aperto, disteso e accogliente, a trasformare una potenziale occasione in un’opportunità.

Ecco perché l’esperienza formativa è sempre diversa, perché cambiano i partecipanti e le loro motivazioni ad apprendere.

Se non c’è tutto questo la formazione coincide col progetto del formatore, con quello che è in grado di fare in aula.
Se la formazione coincide col limite del formatore, costa troppo, rende poco.
Pantalone sta pagando qualcosa molto più di quanto vale…

dalla committenza al progetto

Condizione per la committenza è la disponibilità ad accettare la propria mancanza, a riconoscerla e a trarre stimoli nuovi per desiderare altro.
E altro è un progetto centrato su di sé, che inizia prima dell’aula, prosegue in aula e continua fuori, nei vari contesti, compreso quello organizzativo.

Se le organizzazioni vogliono davvero massimizzare il loro investimento in formazione devono saper fare un apparente “passo indietro”.
Investire in quel moltiplicatore di efficacia che si chiama desiderio consapevole e maturo delle Persone.
Non accontentarsi di un’adesione di facciata, magari in buona fede, ma creare le condizioni per una riflessione seria su di sé.

La committenza dei partecipanti permette di ottenere una risposta formativa più efficace, dando luogo a dei comportamenti più consapevoli e funzionali, dunque a persone più preparate.
La committenza consente di avere aule di formazione migliori che impattano sull’efficienza complessiva delle attività aziendali.

Non serve che Pantalone sia “buono”, serve che sia intelligente e capisca che gli è utile.
Qualche volta invece si accontenta di comandare senza badare ai suoi interessi, magari predicando retoricamente pragmatismo e concretezza.

Così perdono tutti, con buona pace per lo sviluppo…

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