Come si comunica il cambiamento?

Di 27 luglio, 2015 evolve

cambiamento e comunicazione

“Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultravivaci ma noi siamo scienza non fantascienza…”

Era una celebre pubblicità degli anni ’80 che alludeva alla serietà dello scienziato che non ha bisogno di dopare la comunicazione né di metterle la sordina.
Lo scienziato dice ciò che è.
“Pensate: la scienza…” Come direbbe Crozza/Zichichi…

Spesso quando la comunicazione ha come oggetto il cambiamento sembra un pezzo di cabaret…
“Eravamo io, Frankoviak, Benjamin…” e per spiegare che occorre ascoltare il cliente abbiamo scomodato termini come: cambiamento epocale…, rivoluzione copernicana…

C’è gente che è solita “rivoltare l’azienda come un guanto…” anche se l’output consiste nel far fare l’orario continuato al servizio clienti.

Probabilmente il timore di non essere compresi o di vedere sottovalutato il nostro messaggio ci porta ad enfatizzare.
Succede anche nella vita di tutti i giorni: “È triste.” diventa… “È depresso.”, “Sono stanco.” diventa… “Sono stressato!” e la “preoccupazione” diventa… “ansia”.

Forse l’obiettivo è stimolare, motivare… ma è un push up che preannuncia solo delusioni…

Altre volte invece sembra di essere a “Quelli della notte” con Maurizio Ferrini e il suo tormentone “Son cose che non si possono dire…”.
Si attenua la comunicazione nel timore che l’oggetto sia spaventevole.

Quante volte nelle organizzazioni si vocifera?
Quante volte è il non detto a generare ansia?
Le premesse lunghe non creano forse maggiore preoccupazione?

Altre volte ancora il cambiamento è presentato come una moda, un dover essere.
Dai dinosauri ai soldati nella foresta che ancora credono di essere in guerra, è tutta un’ironia.

Un rosario di consulenti e top manager che ti spiegano che il cambiamento è inevitabile, che è pieno di opportunità, denso di sfida e al traguardo troverai folle festanti… o almeno numerosi follower… forse qualche like in più…

Una sfilata di macho man che ti spiegano che il cambiamento è la linfa vitale e se non lo desideri sei uno sfigato.

Questa cultura devastante, figlia legittima del “Uno su mille ce la fa”, non legittima invece le fatiche, non aiuta ad accoglierle, a riconoscerle, a comprenderle e ad imparare a superarle, se possibile.

Ci dice “Se non ce la fai sei sbagliato!” anziché “Ce la puoi fare ma devi imparare…”.

Insomma in qualunque modo si dica “cambiamento”, si attivano meccanismi difensivi che possono favorire nelle persone dei comportamenti opposti a quelli che servirebbero.

Ecco perché occorre stare attenti a come si comunica il cambiamento.

Non solo di questo, ma di molto di più, ci occuperemo il 23/9/15.

23 settembre: evento formativo sul cambiamento
L’evento sul cambiamento spiegato in 2 minuti: VIDEO

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