Cosa vuol dire «realizziamo progetti ad hoc»? [2/3]

Di 16 giugno, 2014 evolve
[Clicca qui per leggere la prima parte]

 

Il modello formativo pre-confezionato non funziona quando:

  • non c’è 1 solo modo “giusto” per fare le cose “giuste”.
  • non c’è 1 sola definizione di “giusto”.
  • il contesto influenza il concetto di “giusto”.
  • le caratteristiche delle Persone sono rilevanti per definire il concetto di “giusto”.

Insomma, quando entrano in gioco un paio di paroline magiche: “forse” e “dipende”.

Chi decide cos’è “giusto” e come si fa a “farlo giusto”? (la competizione di significati)

L’organizzazione rileva il bisogno, si rende conto che alcune cose devono andare meglio, sa che sono le Persone a doverle far andare meglio e sa che nella vita organizzativa l’input è top-down.
Non resta che dire alle Persone cosa e come devono fare.

Le organizzazioni sanno di avere delle “specificità” che talvolta esasperano fino a tradurle con “unicità”.
“Noi siamo diversi” (che è vero… ndr) diventa “siamo unici e nessuno può capire questa unicità tranne chi, come noi, respira quotidianamente quest’aria. È questa familiarità che ci permette di conoscere non solo la domanda (loro la chiamano bisogno… ndr) ma anche la risposta e la modalità di risposta”.
Secondo questo “stile” l’organizzazione sa cos’è “giusto”, gli serve solo un “realizzatore”.

Se al formatore viene chiesto di studiare il contesto, gli vengono anche forniti i testi ufficiali: HR, DG, direttore BU, ecc.
Sempre che non sia già stata fatta un’analisi dei fabbisogni, rigorosamente autarchica (che spesso coincide con l’elaborazione delle schede di valutazione delle prestazioni).

Secondo questo “stile” la formazione ad hoc è un progetto che parte da “giusto” per come lo significa il top.
Questo spiega anche perché alcune organizzazioni si stanno attrezzando per internalizzare anche il delivery… è coerente con questo modo di vedere le cose: anche il realizzatore è inserito nello schema top-down…

Altre volte la formazione ad hoc è ciò che il consulente ha diagnosticato dall’alto della sua esperienza.
“State a sentire me che sono Pdor, figlio di Kmer, della tribù di Istar, della terra desolata di Cfnir…”, eccetera eccetera…
“Io ne ho viste tante, so dire che cosa c’è che non va e come si fa a fare la cosa giusta.”
C’è da chiedersi come facciano questi signori a non essere immortali…

Se il problema si risolve è stato bravo lui, se no è il partecipante che è sbagliato, oppure non c’è una cultura organizzativa adeguata o viene rispolverata la sempreverde resistenza al cambiamento.
Insomma: lui è il professorone, l’intervento è perfettamente riuscito, il paziente è morto.

Secondo questo “stile” la formazione ad hoc è un progetto che parte da “giusto” per come lo significa il consulente.
Questo spiega anche perché alcune organizzazioni si stanno attrezzando per fare a meno dei consulenti.
Se questo dev’essere il contributo, fanno bene a tenersi i loro soldi anziché sperperarli con questi “personaggi”.
Naturalmente c’è anche la possibilità della joint venture fra organizzazione e consulente:

  • “cosa è giusto” lo dice il top
  • “come è giusto” lo dice il consulente

E fin qui, delle Persone, di quelle che vivono sulla pelle il problema e a cui è chiesto di imparare comportamenti nuovi e produrre risultati migliori, non c’è traccia.
È come se il sarto parlasse con la mamma di quello che deve indossare il vestito: che misure ha il ragazzo? Cosa gli piace? Glielo facciamo un bel cappottino?

Certo che è importante ciò che dice l’organizzazione, certo che è importante ciò che pensa il formatore ma…

il partecipante: chi l’ha visto?
Come fa ad essere ad hoc, senza le Persone?

Insomma, diciamo tanto che mettiamo la Persona al centro ma poi il centro è occupato dai centri di potere.

Ci facciamo belli parlando di complessità ma poi rincorriamo LA definizione.
Cosa significa “giusto”, per chi “giusto” lo deve fare, mica glielo chiediamo…
Gli diciamo che deve andare a fare un corso perché lo vogliamo “più efficace in qualche cosa” ma non gli chiediamo cosa significa per lui “essere più efficace”, in cosa consiste concretamente.

Per noi di evolve realizzare progetti ad hoc significa mettere insieme tutte le voci

e se lo si fa, anche un corso interaziendale (come vedremo più avanti) diventa “un’esperienza formativa ad hoc”.

(continua e termina il 30/6)

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