Cosa vuol dire «realizziamo progetti ad hoc»? [3/3]

Di 24 giugno, 2014 evolve
[Leggi la prima e la seconda parte]

 

1a fase: la personalizzazione del prodotto

Occorre fare diagnosi e occorre parlare con l’organizzazione per capire quale è la ragione che ha generato questa possibilità formativa.
Spesso è un risultato mancante o che deve essere migliorato.
Qualche volta è un progetto di sviluppo verso alcuni ruoli: i “neo-qualcosa”.
Oppure c’è da curare qualche “effetto collaterale” di qualche evento organizzativo: fusioni, accorpamenti, ridimensionamenti, ecc.

Parlare con l’organizzazione non significa parlare solo col vertice e nel 3° millennio non dovrebbe essere necessario spiegare perché…
Bisogna mettere insieme le tante verità, perché non c’è 1 solo modo di vedere le cose e di viverle.
È importante sapere come la vede il top ma è altrettanto importante parlare con chi indossa il problema che si sta affrontando e che verrà in aula a fare la fatica dell’apprendimento.

Al termine di questa fase “diagnostica”, evolve e HR cominciano a costruire, a 4 mani.
Noi portiamo i nostri format formativi che riguardano il “campo” che si sta affrontando.

Il format è un “proto-programma” fatto partendo da una situazione specifica (il tema e il bisogno), pensando alle “caratteristiche tipiche” del fruitore (un essere umano adulto che vive quel tema e quel bisogno) e concepito con un susseguirsi propedeutico di sessioni di lavoro.

Il lavoro di personalizzazione consiste nel prendere questi format, valutare se è necessario modificarli, stropicciarli, ibridarli fino ad arrivare al prodotto che l’organizzazione considera “il proprio prodotto”.
Qui termina la fase di “progettazione ad hoc”.
Abbiamo il massimo della personalizzazione del prodotto, un prodotto tagliato su misura per l’organizzazione e per le Persone che ci vivono.
Ma non è ad hoc per ogni singolo partecipante, per ottenere questo risultato ci serve una 2a fase di personalizzazione.

2a fase: la personalizzazione della partecipazione

Non potendo più lavorare sul prodotto, non potendo avvicinare ulteriormente il prodotto al partecipante, dobbiamo avvicinare il partecipante al prodotto, personalizzandone la partecipazione.
Dobbiamo aiutare ogni singolo partecipante a sfruttare al meglio l’opportunità formativa.
Dobbiamo dirgli che cosa faremo insieme e dobbiamo aiutarlo a progettare il suo utilizzo del corso.

Ogni persona arriva in aula condividendo la ragione per la quale è lì (ricordiamo che ha contribuito a generarla) ma ci arriva col suo personale bisogno, con la sua personale specificità e col suo personale modo di fare formazione che non coincide mai con la “media organizzativa”.

È il lavoro che si fa prima dell’aula a mettere in condizione ogni Persona di usare l’aula per il proprio progetto.
Tutti faranno “le stesse cose” ma con finalità soggettive anche molto differenti.
L’apprendimento è un fatto individuale, il gruppo è agente di apprendimento e i partecipanti sono di aiuto reciproco.

È durante questo “lavoro pre” che il partecipante riflette su:

  • quanto si sente “efficace” e perché (o pensiamo che basti quello che gli ha borbottato il suo capo nel colloquio di valutazione?)
  • cosa prova a non essere efficace (o a sentirsi dire che non lo è)
  • cosa sente di voler fare per essere più efficace
  • che gli frega di essere più efficace…
  • che senso da a questa opportunità di crescita…

Dopo questo “momento pre” avremo i singoli partecipanti pronti a trasformare un invito a partecipare ad un corso di formazione in un’opportunità per realizzare un’esperienza di apprendimento significativa.

3a fase: la personalizzazione in aula

E finalmente arriva l’aula, dove si va a realizzare tutto ciò che è stato progettato.
Il programma resta un impegno e una guida ma solo durante l’esperienza i partecipanti traducono le loro intenzioni e le loro ipotesi in apprendimento concreto, con tutte le difficoltà e fatiche.
È durante l’apprendimento che finalmente si svelano le vere necessità di apprendimento, è facendo che si scopre cosa occorre fare.
È l’incontro con l’altro (gli altri partecipanti) che mi dice “chi sono”.
È l’emozione dell’incontro con l’altro che mi dice “chi voglio diventare”.

È questa emozione che mi permette di personalizzare la mia partecipazione e far diventare questo corso la mia esperienza formativa.

Lo staff di evolve deve essere pronto a valutare se ciò che si è pensato di fare è tutto ciò che serve alle Persone e al gruppo.
Senza mettere in discussione l’obiettivo generale e i confini del corso ma pronti a qualunque variazione del menù se ci rendiamo conto che serve qualcosa di diverso.
Ovviamente non è un errore di progettazione, al contrario è l’evidenza che quando si lavora con le Persone…
“Bisogna avere lo spirito forte e il cuore dolce. C’è tanta gente che crede di avere il cuore dolce, e invece ha soltanto uno spirito debole.” [Jacques Maritain]

Anche un corso interaziendale può essere su misura.

Il nostro si chiama “Comunicazione e relazione. Alla ricerca di senso”, è un format che in questi anni di vita ha subito numerose evoluzioni.
Ma ciò che abbiamo realizzato non sono decine di edizioni di un corso ma decine di esperienze formative ad hoc e l’abito su misura se lo sono fatto, con il nostro aiuto, le centinaia di Persone che hanno partecipato.

Se uno ti dice “faccio i corsi ad hoc”, chiedigli cosa significa per lui… metti che si è comprato su internet un abito da monaco…

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