Discriminare

Di 6 ottobre, 2014 News

Discriminare, secondo “www.treccani.it” significa: [dal lat. discriminare, der. di discrimen «separazione», da discernĕre «separare»]

1. Distinguere, separare, fare una differenza
2. Adottare in singoli casi o verso singole persone o gruppi di persone un comportamento diverso da quello stabilito per la generalità, o che comunque rivela una disparità di giudizio e di trattamento

Per me ogni Persona è unica e irripetibile, quindi discrimino eccome!
Non siamo tutti uguali.

Molte volte le differenze diventano criteri di scelta (e preferenza) e spesso è comprensibile.
Non c’è nessuna ragione al mondo per cui un ragazzo alto 1.65 non possa voler giocare a basket.
Infatti ogni tanto capita e capita anche che siano bravissimi.
Resta il fatto che è statisticamente più probabile che l’altezza diventi elemento discriminante, in quanto causa (sono basso, cosa vuoi che vada a giocare a basket) o in quanto effetto (sono basso, ho giocato ma non ho visto nemmeno una palla).

“Fate giocare Gigino, anche se è basso!” è un’azione educativa, che comprendo, se siamo all’oratorio.
Ma se faccio il coach di professione e sono pagato per vincere le partite, è probabile che Gigino in campo non ci vada, a meno che non si dimostri più bravo degli altri.

Sembra un ragionamento banale ma secondo me è una premessa necessaria.

Negare le differenze non aiuta a crescere,

nemmeno abbassare il canestro per non frustrare i più bassi serve a crescere. Ci sono differenze (condizioni) che generano problemi strutturali che nessuno ha voluto ma così è la vita.
Caro Gigino, trovati uno sport dove tu possa eccellere, sfrutta le tue caratteristiche e non rovinarti la vita struggendoti per ciò che non sei.
Divieni ciò che sei! [Pindaro]

Negare le differenze e, ancor di più, gli effetti delle differenze, è buonismo, è miele indigesto.

Non puoi dare 8 al compito di matematica a Gigino e 8 anche a Lucilla anche se quello di Lucilla è sbagliato ma… poverina… fa fatica a studiare…
La scuola non deve mentire, deve aiutare.
Che si aiuti Lucilla a studiare! E che a nessuno venga in mente di dire a Lucilla: stattene a casa giacché fai fatica…
Il diritto di Lucilla allo studio deve essere garantito anche se nessuno le potrà garantire di diventare professoressa di matematica.

Quello di cui vorrei parlarvi è invece il caso in cui a Luigino danno 5 in matematica non perché il compito è sbagliato ma perché è alto 1.65.
O ancora peggio: siccome è alto 1.65 non lo fanno nemmeno entrare in aula quando c’è matematica.

Qui siamo nel caso 2. della definizione di “discriminare”.

E spesso siamo anche nel caso 3. che Treccani non cita:

Adottare in singoli casi o verso singole persone o gruppi di persone un comportamento diverso da quello stabilito per la generalità, che rivela una disparità di giudizio e di trattamento, ANCHE SENZA CHE CI SIA INTENZIONE DOLOSA, IN QUANTO CONSIDERATO NORMALE, CULTURALMENTE ACCETTATO (IN QUALCHE CASO PERSINO DAI DISCRIMINATI…).

Chi è fuori dalla norma, o chi è nella norma ma, per norma, sta ai margini, sa cosa significa.
Chi non lo è ma per caso ci si ritrova, sa cosa significa.
Chi non lo è e non ha interesse a cambiare le cose, sa cosa significa.
Chi non lo è, e non ha interessi in gioco, può non sapere cosa significa.
Chi non sa cosa significa ma ha a cuore i valori (e non solo gli interessi) può avere l’occasione di sapere e poi decidere, di essere complice o di essere nel “giusto”.

Giorgio Bocca diceva: Chi non sta né di qua né di là finisce inevitabilmente per andare di là.”

Occorre sapere che non si può essere imparziali di fronte ad una discriminazione “ingiusta” (di tipo 2.).
O la si combatte o la si alimenta, e la si alimenta anche semplicemente non combattendola.

La negazione del punto 1. ha impedito uno sviluppo culturale della lotta alla discriminazione, facendola diventare ideologica.
Il velleitarismo e il rifiuto al diritto ad avere opinioni diverse hanno prodotto solo maggiori resistenze e anticorpi più potenti.

Anche alcune forme della lotta alla discriminazione hanno impedito, di fatto, la lotta alla discriminazione.

I “comitati pari-opportunità” composti solo da donne non hanno aiutato le pari opportunità.
Hanno preteso di rappresentare l’intero universo femminile anche se una parte di questo non lo voleva ed hanno estromesso un pezzo dell’universo maschile che invece avrebbe contribuito volentieri.
Più escludente di così…

Ancora oggi non sappiamo se le “quote rosa” siano un correttivo ad una bruttura o un “aiutino” altrimenti non ce la fanno… poverine…

Così come il rapporto col mondo cattolico (in evolve fortemente rappresentato) non è stato fluidificato da manifestazioni irrispettose.
Che credibilità hai se sfili contro il non rispetto, non rispettando?

In evolve non ci occupiamo nello specifico di questi temi.
Noi sviluppiamo le competenze umane necessarie a stare in relazione, comunicare, confliggere, discernere e integrare.
A prescindere dagli oggetti.

Ma oltre alle competenze umane servono competenze specifiche, progetti, azioni concrete.

Pochi (fortunatamente) si vantano di discriminare secondo il punto 2.
Molti (purtroppo) non sanno di farlo secondo il punto 3.
Servono persone capaci di aiutare chi è in questa situazione e il primo aiuto sta nel riconoscere la situazione.
Il mondo delle organizzazioni potrebbe avvantaggiarsi, non solo per quello che “umanamente” significa (e già basterebbe) ma anche per quello che “laicamente” (e “cinicamente”) significa per un’organizzazione: aspettativa di maggiore risultato.

Servono persone come queste 3 ragazze che hanno dato vita al progetto: www.bossy.it

Una di loro fa parte dello staff di evolve ma non c’è conflitto di interessi, per la verità non c’è nemmeno totale accordo sui contenuti…
C’è però comunanza di valori.
Che è sempre un bel condividere…

Join the discussion 2 Commenti

  • laura ha detto:

    Complimenti davvero, non si può che sottoscrivere in “toto”.
    Vorrei lasciarvi un piccolo esempio: ieri a Torino in piazza Carignano in nome dell”‘anti-discrimazione”, un gruppo di facinorosi ha tentato con la forza, la prepotenza e la violenza di impedire a chi, in maniera pacifica e silenziosa, stava portando avanti un’iniziativa, per promuovare messaggi e valori che ognuno ha il dirittto di condividere o no, ma che non possono essere boicottati e tacitati discriminando per non che si discrimini.
    Buona settimana
    Laura

  • Davide Marino ha detto:

    Gentile Stefano, davvero grazie dello spunto a riflettere.
    Mi permetto di commentare con immagine.
    Un parco giochi dove ci sono bimbi, piccoli, innocenti, ancora incapaci di fare discriminazioni. Ecco, osservandoli è facile vedere che le differenze vengono messe sullo sfondo in vista di un bene: giocare assieme per divertirsi. Non è un solo atteggiamento egocentrico per soddisfare la propria voglia di gioco, no, i bimbi piccoli gioiscono nel vedere altri piccolini come loro divertirsi, forse increduli nel notare che sulle panchine a guardarli, ognuno per sé, ci sono genitori che forse hanno dimenticato quell’innocente”, quanto lungimirante, atteggiamento aggregante. Grazie ancora.

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