Il «nuovismo» (che non serve) nella formazione.

Di 24 Febbraio, 2014 evolve

Non sarò certo io ad oppormi alle novità, ho un pacemaker da quando ho 40 anni, figurati se non sono grato al progresso scientifico…
E poi quando ho fondato questa società di consulenza e formazione nel 1996 l’ho chiamata “evolve”…

ma il “nuovismo” è un’altra cosa

Questa idea che tutto deve essere presentato come nuovo perché se non è nuovo non val la pena parlarne, la trovo deprimente.
Sostenere che una proposta è “buona” in quanto “nuova” significa mettere al primo posto il criterio temporale: basta arrivare “dopo” per essere meglio di chi è arrivato “prima”. Non mi pare che serva una particolare abilità… Capita a tutti.

Ed è anche un’idea masochistica: sostenere che una proposta è “buona” in quanto “nuova” contiene già la propria fine.
Domani arriverà qualcuno a proporre una cosa “più nuova” e quella di oggi diventerà vecchia e si consumerà non fisiologicamente o pragmaticamente ma ideologicamente.
La rincorsa, seduttiva e manipolatoria, al nuovo porta alla finzione e all’inganno.
Si mette mano al package, si cambia il nome (preferibilmente in inglese) e si sostiene che è nuovo.
E come se uno volesse cambiare tappezzeria per poi dire di aver cambiato casa.

ne han fatte di tutti i colori…

In questi anni ho incontrato Persone a cui è stato proposto di tutto con la scusa della formazione.
Qualunque baggianata, spacciata per formativa, presentata come nuova, magari divertente e possibilmente rapida.
Come se fosse nuovo occuparsi dei propri limiti, o divertente fare i conti con le proprie fatiche, o rapido sviluppare i propri muscoli per sostenere i pesi della quotidianità.
Il risultato è che la formazione è stata mortificata e svenduta, proposta come quelle macchinette che da fermo dovrebbero scolpirti gli addominali o come le creme che dovrebbero farti dimagrire durante il sonno.

Tutti quanti diciamo che “sentirsi ascoltati veramente” è un’esperienza rara e giacché lo diciamo tutti significa che nessuno, o quasi, sa ascoltare.
Questo è un fatto, e accade da sempre, non c’è nulla di nuovo ma continua ad essere un problema.
Dite che quando proponiamo di lavorare formativamente sull’ascolto risultiamo vetusti?

nuovo per chi?

È come quando vai in un negozio di prodotti elettronici: spesso non ti chiedono che bisogno hai ma ti esaltano l’ultimo modello.
Quell’esperto non mette al centro te e la tua necessità ma il prodotto e la sua idea malata che tu abbia bisogno di avere l’ultima release.
NON perché l’ultima release sia in grado effettivamente di soddisfare il tuo bisogno meglio della precedente, ma perché “è nuova”, a prescindere da ciò che fa.

La formazione è piena di tecniche e trick, strumentini e psico-giochini, prescrizioni e consigli, pacche sulle spalle e strizzatine d’occhio.
Io continuo a vedere in giro Persone che fanno fatica a dire le cose che provano, a mettere a disposizione le proprie emozioni per costruire relazioni efficaci, soddisfacenti e belle, a essere convinte (prima ancora che convincenti!) di ciò che dicono e ad autorizzarsi a metterle in comune con gli altri.
Dite che quando proponiamo di lavorare formativamente sulla comunicazione risultiamo anacronistici?

e se invece il criterio fosse: utile & efficace?

Nuovo è una categoria per allocchi.
Utile! Questo ci serve… Efficace! Di questo abbiamo bisogno…
Scopriremo così che per essere utili dobbiamo smetterla di appiccicare tappezzerie.
Dobbiamo armarci di spatola e togliere tutti gli strati che abbiamo aggiunto seguendo i “professionisti del nulla”.
Ci serve partire da noi, non dalla scoperta dell’ultimo guru.
Ci serve mettere al centro la Persona e i suoi bisogni, non avere sul palco il “gigione” di turno, pseudo-formatore.
Ci serve partire dalla domanda (del cliente) non dalla risposta (del fornitore).

Se lo fai per la prima volta, la chiamerai novità.
Se invece sei abituato continuerai a farlo e continuerai a chiedere a qualcuno di aiutarti.
Alimentando queste relazioni di utilità e di efficacia, e in qualche caso anche di affetto.
E vedrai crescere le Persone dentro queste relazioni, le vedrai evolvere senza bisogno di effetti speciali.

Dite che quando dico “ti amo” alla donna che ho conosciuto 36 anni fa, risulto banale?

Join the discussion 11 Commenti

  • laura ha detto:

    E’ un caso che questo blog sia uscito in concomitanza del discorso di Renzi al Senato?
    Comunque sottoscrivo tutto.

    • Stefano Facheris ha detto:

      🙂
      ovviamente è un caso (il post è stato pensato che ancora si dovevano fare le primarie), però…
      Ben trovata e grazie per il commento.

  • claudio ha detto:

    nuovo è facile da definire ma utile non lo è altrettanto.
    QUindi chi stabilisce cosa è utile da cosa non lo è?

  • stefano ha detto:

    “Ci serve mettere al centro la Persona e i suoi bisogni” … gli azionisti dicono “ci serve mettere al centro l’azienda e i suoi riusultati”. Non so se tutta l’impalcatura del discorso regge ancora. Comunque, bell’approfondimento.

    • Viviana Guaraldo ha detto:

      Mi sembra ragionevole che chi paga la formazione voglia un ritorno dell’investimento. La formazione è un mezzo, non il fine.
      Detto ciò, se ci si vuole occupare di apprendimento (la formazione è l’attività organizzativa che ne gestisce i processi) non si può prescindere dal suo funzionamento.
      Occorre tenere aperte 2 finestre contemporaneamente: è un pensiero complesso.
      Molti anni fa hanno fatto degli esperimenti con alcuni animali: la gallina non è in grado di fare diagnosi complesse, la scimmia invece sì.
      Ogni tanto mi sembra che qualche azionista (o DG o HR) non riesca proprio a non fare coccodè.

  • Francesco ha detto:

    Non mi rassegno a considerare “nuovo” l’unico criterio per un possibile giudizio positivo. La mia personale responsabilità è vivere bene il mio lavoro e le relazioni che mi legano alle persone. E’ un impegno antico ma sempre attuale, per affrontare il quale la proposta formativa di Evolve, purtroppo oramai anni fa, mi ha aiutato ad avere maggiore consapevolezza dei mie limiti. Certo ci vuole coraggio ad ascoltarsi, ma esiste un altro quotidiano punto di ripartenza?

  • donCi ha detto:

    bello.
    Condivido fino all’ultima parola
    Del resto anche la Parola è vetusta ma di fatto ancor oggi è molto più moderna delle pur recenti e ultimissime news.
    La qualità non necessariamente nè con quantità e neppure con novità.

    • laura ha detto:

      Come e’ vero quello che dice.
      “in principio era il Verbo……….” e quel verbo dal principo continua ad essere vero, non e’ nuovo, perche’ risale “al principio” (di tutto), ma e’ quantomai attuale e puo’ costituire una continua novita’. Ecco forse un punto da tenere in considerazione e’ l’attualita’ , e penso che questo possa anche applicarsi al tema della formazione.
      Buona giornata a tutti.

  • Stefano C. ha detto:

    L’equivoco di fondo che molti vivono è che novità sia sinonimo di miglioramento, perché si presuppone che una proposta/prodotto nuovo sia implicitamente migliorativo rispetto al precedente. Questa coincidenza forzata di significato ha attribuito al nuovo un valore che invece non ha. Semplicemente, nuovo è qualcosa che prima non c’era, e non necessariamente migliore. Il nuovo va sempre confrontato col precedente (“vecchio” mi sembra contenga una connotazione troppo negativa), solo così potrà, eventualmente, diventare anche buono.

  • roberto ha detto:

    Certamente d’accordo con i criteri di utilità ed efficacia e con tutto quanto espresso nell’incipit del post.
    Forse servirebbe un po più di etica sia nella proposta che nella valutazione, come in molte altre cose….
    Se proprio si vuole parlare di novità, dal mio punto di vista la novità è individuale e sta nell’evoluzione individuale in sè.

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