«la competenza [1/2]»

Di 31 gennaio, 2015 evolve

‹‹La competenza è un’invenzione umana, è convenzione. Noi possiamo assecondare la finzione della sua “esistenza” e trasformare in “tecnica” il “delirio” del suo controllo… oppure giocare con questa finzione, girargli intorno con circospezione, circuirla e, senza toccarla (altrimenti svanisce…) aiutarla a svelarsi. Occorre “girare in torno” alla competenza per conoscerla, sapendo che se cerchiamo di affrontarla, sarà lei a “prenderci in giro”.››

competenze e comportamento

Se una cosa è fatta “bene” raggiunge uno scopo, ottiene un risultato, soddisfa un bisogno.

E se è fatta bene è perché “dietro” c’è un comportamento efficace, il quale dipende dalle competenze della persona che “si comporta” e dalle caratteristiche dell’ambiente entro il quale viene agito il comportamento.

Fra le competenze c’è anche quella di fare diagnosi dell’ambiente, cioè definire soggettivamente il contesto.

Questo potrebbe portarci a concludere che se il contesto si è “messo di traverso”, dipende da una nostra definizione “sballata” (errore diagnostico).
In parte è vero: quante volte le persone se la prendono con ciò che sta fuori, esportando la responsabilità di un insuccesso.
Altre volte invece il contesto è così forte da rendere vano qualunque tentativo di influenzarlo: non si può lavorare a tutti i costi, mangiare a tutti i costi, essere sereni a tutti i costi, vivere a tutti i costi…

Potremmo dire che il limite di realismo di un obiettivo è rappresentato dalle caratteristiche dell’ambiente.
Restare vivi può essere un obiettivo ma non possiamo definire la morte come il risultato dell’incompetenza del soggetto a rimanere vivo…, la morte appartiene all’ambiente e nessun contesto può “essergli contro”.

In mezzo, fra l’impotenza persecutoria e l’onnipotenza delirante, c’è lo spazio per la competenza umana.

L’ambiente possiamo dunque considerarlo una variabile indipendente, cioè non influenzabile dalla singola persona.
Il contesto è qualcosa su cui si può intervenire.
Le competenze sono senz’altro variabili influenzabili.

il comportamento competente è un comportamento “realisticamente” efficace

una Persona competente sa agire comportamenti “realisticamente” efficaci

competenza: cosa significa?

Sembra impossibile definire in modo univoco il concetto di competenza, pare vi siano una 30na di definizioni/categorizzazioni, esse dipendono dalla disciplina cui si fa riferimento, dal contesto e dalla cultura in cui viene utilizzata.

Sia la pista etimologica che quella comparativa con la lingua inglese (che risparmiamo per questioni di spazio) fanno emergere 3 anime:

  1. l’anima antagonista del “competere”: “gareggiare”
  2. l’anima cooperativa del “competere”: “convergere”, “andare insieme”, “affluire”
  3. l’anima legata allo “spettare” che si riferisce alla responsabilità e alla legittimità

Oggi, forse per ragioni culturali contingenti, sembra prevalere l’anima antagonista, proviamo allora a concentrarci sulle altre…

la competenza concorre ad ottenere uno scopo: efficacemente, legittimamente e responsabilmente

competenza: in cosa consiste?

La competenza è la materia prima del comportamento.
Alcune volte il comportamento è visibile, altre volte non lo è, ed è visibile solo il risultato (più o meno soddisfacente) ma per induzione noi crediamo che ci sia stato un comportamento (più o meno efficace).

La competenza invece è sempre “immaginata”, si assume che esista ma non si vede essendo un concetto, se ne osservano gli esiti, cioè i risultati (ottenuti più o meno).

La competenza può essere “riconosciuta” prendendo in considerazione le tracce che manifestano la sua presenza ma nel farlo ci addentriamo nel terreno dei modelli teorici e della soggettività.
Per non parlare della sua misurazione che assomiglia davvero ad un esercizio di stile…

la competenza consiste nel far ricorso, mobilizzare, accordare, combinare, coniugare, assemblare, ecc. un insieme di risorse: tutte quelle che concorrono a produrre un comportamento finalizzato a un risultato

La competenza è un concetto, non un’ipotesi teorica, si parla di competenza solo se si è in presenza di un fatto, avviene “in situazione”.

La competenza è quando la potenza diventa atto, quando la premessa diventa evento, quando la condizione lascia lo spazio all’azione, quando la promessa viene mantenuta.

competenza: gli ingredienti

Partiamo dagli elementi più semplici, più noti e più “tradizionali”: per agire un comportamento serve il savoir e il savoir faire.

È evidente che se non sappiamo COSA va fatto e COME va fatto, difficilmente lo faremo.
Cosa e come costituiscono una premessa importante ma non sufficiente.
Così importante che molte istituzioni usano come primo elemento selettivo il voto scolastico, evidentemente assumendo che più conosci più ti comporterai efficacemente. Naturalmente non è (necessariamente) così.

Una persona può comportarsi efficacemente in un contesto A e non riuscire a farlo in un contesto B.
Una persona può trovare sensato comportarsi efficacemente in un tempo X e non sensato in un tempo Y. Con Tizio sì ma con Caio no. Ecc. ecc.

Dobbiamo perciò allargare il campo e se il comportamento va agito “in situazione” (contesto/ruolo) allora è decisivo comprendere:

DOVE ci dovremo comportare
CHI sarà l’interlocutore del nostro comportamento
QUANTO: con quale misura, per quanto tempo
QUANDO: in quale momento

Allargando il campo troviamo anche le caratteristiche della persona che influiscono sul comportamento.
Dobbiamo mettere a fuoco quindi una 3a risorsa: quella del sé, dove troviamo emozioni, bisogni, motivazioni, valori, paure, ecc.
Insomma, tutto ciò che ci permette di dare senso a ciò che esperiamo e che ci aiuta a trovare i nostri PERCHÉ.

Probabilmente in questa area è rintracciabile anche il concetto di “stile personale”: quella quota di “congruenza” che orienta il nostro significare il mondo e caratterizza i differenti ruoli che agiamo.

la competenza consiste nel “coniugare efficacemente in situazione” il nostro “sistema di risorse”

Per il nostro lavoro, quello sulla Persona, questo modello è più che sufficiente.

Quando si esce dalla definizione teorica e si usano i concetti non solo per capire ma soprattutto per agire, ad esempio quando si vogliono sviluppare le competenze, allora la complessità, come vedremo, si manifesta in tutto il suo splendore…

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