La comunicazione è un «acquedotto».

Di 31 Marzo, 2014 online

Se immetto 100 litri nell’acquedotto, vorrei che nelle case arrivassero 100 litri.
E vorrei che durante il tragitto restasse potabile.

Se ho un contenuto da comunicare che vale 100
vorrei che chi mi ascolta percepisse un valore pari a 100.

Se posso solo raccontare il mio contenuto, ad esempio un mio prodotto, la mia modalità comunicativa diventa un moltiplicatore.

Se sono “scarso” e la mia competenza è, ad esempio, 0,5 ciò che arriva a chi mi ascolta (cliente, fruitore, ecc.) è 50.
0,5 x 100 = 50

Se sono “molto scarso” non solo arriva “meno” ma arriva anche “sbagliato”, cioè si trasforma, si inquina, non è più “potabile”.

Non c’è dubbio che lavorare per migliorare il prodotto è sempre buona cosa.
Se i miei ricercatori trovano un prodotto che “vale” 110 saremo tutti felici.

Ma se la mia competenza comunicativa resta “scarsa” o “molto scarsa”, ciò che arriverà sarà 55 e forse nemmeno quel 55 che mi interessa…
0,5 x 110 = 55

Se pensiamo a quanto costa incrementare il valore di un prodotto da 100 a 110…
Un sacco di soldi, metà dei quali buttati via.
Come gli “acquedotti colabrodo” che abbiamo in Italia…

È possibile fare qualcosa per incrementare il moltiplicatore?
Certo!
Costa molto?
No! E comunque molto meno che potenziare il prodotto e in ogni caso non sono strade alternative…
Quindi se io aumento il mio moltiplicatore, diciamo a 0,6 ottengo un valore percepito di 60?
Se la matematica non è un’opinione…
E perché non 0,7? o 0,8? Perché non 1,0?
Perché no?
Caspita, ma allora perché non 1,2?

Qui casca l’asino!
Perché l’appetito va bene, l’ingordigia no.

L’ingordigia nella comunicazione si chiama manipolazione, truffa, inganno, falsità…

Se ho una cosa che vale 100 e ti faccio percepire 110, ti sto prendendo in giro.
Se dopo un’immissione di 100 litri di acqua, ve ne arrivassero a casa 110 cosa pensereste?
Berreste tranquilli?

Occorre un “limitatore etico”, si lavora sulle modalità comunicative con l’obiettivo di “non disperdere”, non con l’obiettivo di “far credere”.

Sedotti da alcuni buffoni della comunicazione siamo ora in allerta di fronte a chi tenta di “spiegarsi bene”.
Siamo sospettosi, che dietro a questi tentativi ci sia l’inganno e che slacciato il push up il contenuto si sveli per quello che è…
Giustamente disgustati dagli imbroglioni, dubitiamo della “verità” di cui l’altro ci parla.

Ecco perché un lavoro sull’efficacia comunicativa disgiunto da un lavoro sull’autenticità è destinato a fallire.
Gli strumenti classici del “public speaking” hanno fallito non perché non funzionino da un punto di vista tecnico ma perché non sono credibili da un punto di vista “umanistico”.
Possiamo quindi continuare ad usare quegli strumenti ma dobbiamo ribaltarne il senso se vogliamo che producano valore.

Quindi “1 x 100 = 100” è l’unico obiettivo accettabile?
Proprio così!

Dare da bere agli assetati è un comando evangelico e va bene.
Ma se gli hai detto che è 1 litro, dev’essere 1 litro! E dev’essere acqua buona!

Altrimenti è peccato…

Join the discussion 2 Commenti

  • Alessandro ha detto:

    Grazie.
    Immagine potente per una riflessione potente.
    Nel mio piccolo, farò del mio meglio per mettere in pratica il buon consiglio.

  • Stefano ha detto:

    Teoria che condivido in tutto, ho sempre avuto passione per razionalizzare e misurare ogni cosa con la matematica, e il risultato diventa così reale e concreto.

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